lunes, 12 de octubre de 2015

IVANO FERRARI [17.205] Poeta de Italia



Ivano Ferrari 

Nació en Mantua, Italia en 1948 y trabajó en el mattatoio de la ciudad y el Palazzo Te. Hizo su debut en la antología Nuevos Poetas italianos 4 (Einaudi, 1995). Siempre Einaudi también le ha publicado colecciones  La franca sostanza del degrado (1999), Macello (2004) e La morte moglie (2013). Otro libro de poemas, Rosso epistassi  ha sido publicado por la Efigie en 2008; Einaudi ha publicado il poemetto Macello all'interno dell' antologia Nuovi poeti italiani.




Ivano Ferrari: Hay quien se pregunta si yo amo 
(Qualcuno si chiede se io ami)



Hay quien se pregunta si yo amo
si durante el día busco
o decido, si por lo menos veo.
Al mirarme los labios
o las manos
y más obscenamente abajo, entre los muslos
advierto en el cuerpo las preguntas
que me atraviesan
igual que lo haría una horca con la paja.
Si dejo sangrar el viento
si convierto las hojas frías
en rollitos de carne,
si los caballos blancos de mi renacimiento
están expuestos en la vitrina de una carnicería
no renuncio a mi humanidad como todos vosotros, por lo demás.

De Macello, 1975
Traducción de Flavia Cascio





Qualcuno si chiede se io ami
se durante il giorno cerco
o risolvo, se almeno vedo.
Quando guardano le mie labbra
o le mie mani
e più maliziosamente giù, fra le cosce
sento sul corpo le domande
che mi attraversano
come una forca farebbe con la paglia.
Se faccio sanguinare il vento
se trasformo le foglie fredde
in involtini di carne,
se i cavalli bianchi del mio rinascimento
sono esposti sul bancone di una macelleria
non rinuncia alla mia umanità come voi del resto.

https://sevencrossways.wordpress.com/2014/09/








Lo stanzino in fondo allo spogliatoio 
è detto delle seghe 
affisse a tre pareti foto di donne 
dalla vagina glabra 
nell'altra il manifesto di una vacca 
che svela con differenti colori 
i suoi tagli prelibati.

*

La mia pelle ripulita e triste 
il cuore glabro 
il colorito bluastro 
bene, io sono quello 
che stabilisce la commestibilità 
dei vostri miasmatici cibi. 




Dove nasconderà le lacrime? 
Se la domanda pende sul cranio 
sfondato di un puledro 
sfumo affannando versi 
subendo animali e cose. 




La carne morta rivive 
nella sua grande miseria 
col vento che riporta gli odori 
ad un ordine sparso. 
La carne morta è ricamata 
da quelle sinuose presenze 
che gli altri chiamano larve. 




È fuggito un toro nero 
erra sul cavalcavia 
impaurendo il traffico, 
lo rincorriamo 
impugnando coltelli 
bastoni elettrici e birre 
corre si ferma torna 
arrivano i carabinieri coi mitra, 
ora è steso su un velo d'erba 
e sussurra qualcosa alle mosche.



Quando hanno tolto la luce 
la morte si è ricomposta 
per apparire subito dopo 
più nitida, più vergine. 




Un lungo, insopportabile ritardo. 
poi il rumore dei camion 
le urla degli autisti 
le ultime preghiere delle bestie. 
Ricomincia la vita appaiono le forche 
le pistole, le falze, i coltelli.




Nella stanza d'attesa 
un vitellone chiazzato 
e una tornita manzarda 
avranno ancora la notte 
per annusarsi promesse 
da domani eterne. 




Dalla vasca d'acqua bollente 
emerge un enorme maiale 
bianco come uno spettro 
che oscilla impudico fino a quando 
dal finestrone il sole 
accende quintali di luce. 




A qualche centinaio di metri 
passata la forma fresca del prato 
e dopo case dagli occhi spenti 
si trova il cimitero degli umani 
dove c'è carne che non sfama. 




È venerdì santo ma senza 
la primaverile viandanza, 
già prodiga di resurrezioni 
il sangue ancora ghiaccia 
riempiendo i fiati di bagliori 
e le bestie sono troppo pesanti 
per scendere dalla croce. 





Tutti in fila | nudi | appena sporchi di letame | attendono la perfezione | balbettando proteste | il più intraprendente sodomizza il compagno davanti | l'urlo che si alza è solo un anticipo | la rivoltella a pressione frena lo scandalo 




Per i problemi dell'anima 
la sala stoccaggio: 
coi quarti e le mezzene senza sangue 
i cartellini del sesso 
l'etichetta di destinazione 
la delazione cosciente della bilancia. 
Ci si confessa pestando reni di scarto 
schegge d'ossa e strati di grasso. 
Più liberi, dopo, divoriamo 
fettine di carne cruda (dei quarti più belli) 
appena un po' di sale 
e tanta devozione.




.



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