miércoles, 30 de marzo de 2016

EVELINA CATTERMOLE [18.345]


Evelina Cattermole

Eva Giovanna Antonietta Cattermole, o mejor conocida como Evelina Lina Cattermole (Florencia, 26 de de octubre de 1849 - Roma, 30 de de noviembre de 1896), fue una escritora y poeta italiana. También escribió cuentos y obras en prosa. La mayor parte de su producción se firmó con el seudónimo condesa Lara.

Obra

Poesía 

Senza Baci parole della Contessa Lara –– Collezione Francesco Paolo Frontini
Canti e ghirlande , Cellini, Firenze, 1867
Versi , Sommaruga, Roma, 1883
E ancora versi , Sersale, Firenze, 1886
Nuovi versi. Edizione postuma , Milano, Galli, 1897
Senza Baci , con versi della Contessa Lara, musica di Francesco Paolo Frontini Forlivesi, 1898

Prosa

Storie d'amore e di dolore , (raccolta di novelle)
Così è , (raccolta di novelle)
L'innamorata , (romanzo)
Novelle di Natale
Una famiglia di topi , (per bambini)
Il romanzo della bambola , (per bambini)

Ediciones

Poesie, a cura di M. Amendolara, Edizioni dell'Oleandro, Roma, 1998
Novelle toscane , a cura di C. Caporossi, Il Poligrafo, Padova, 2008
Contessa Lara, Lettere ad Angelo De Gubernatis , a cura di C. Caporossi, Otto-Novecento, Milano, 2010
L'ultima estate di Contessa Lara. Lettere dalla Riviera. 1896 , a cura di Manola Ida Venzo, con un saggio di Biancamaria Frabotta, Viella, Roma 2011



PAZ

Azota él la maleza del camino
Con aire de desdén y de importancia;
Yo, el pañuelo en la mano, por la estancia
Vago en silencio y la cabeza inclino.

Junto á una mesa un libro ora examino,
Ya aspiro de una rosa la fragancia;
Asomóme al balcón, y á la distancia
Tiendo la vista, y pienso en mi destino.

Que sola soy medito, el mundo inmenso;
Que en sus brazos mi nido busco amante,
Y es su empeñada fe mi almo tesoro.

Y corre por mis venas frío intenso,
Y á él llego, y murmuróle anhelante:
¡Tú lo sabes, mi Dios, ebria te adoro!

TRADUCCIÓN: Buenos-Aires Calisto Oyuela




CONFIDENCIAS

Nació al amparo de sombría fronda,
Allá al confín de nuestro suelo amado,
Por quemador ambiente acariciado,
Al beso de la mar límpida y honda.

Poeta, amante, extraño, audaz, que esconda
Sólo hay dos cosas, con amor sagrado,
Su pecho soñador: el venerado
Materno rostro y mi cabeza blonda.

¿Queréis saber cómo mi alma un día
Rindióse esclava á su imperioso acento?
Es algo con sabor de Andalucía.

Dejaba un sol de Mayo el firmamento,
El una rosa á la ventana mía
Me arroja, alzóla yo, y morir me siento.

TRADUCCIÓN: Buenos-Aires Calisto Oyuela




LA PALABRA DE LA ABUELA

Dulce y lento es su hablar. En otra esfera
A mi madre tornar á ver confía,
Y como al ángel que abrirá la vía,
La muerte aguarda y en la muerte espera.

Culto que el fanatismo no exagera
Conserva intacto en esta edad tardía,
Y arrostra aún la lucha más impía
Con signo santo y súplica sincera.

Cércanme dudas; mas la miro, y siento
Cual si órgano lejano me enviara
Bellas leyendas á través del viento.

Tal, que el bando de sabios, de la clara
Fría verdad á la conquista atento,
Por solo un dicho de ella yo trocara.

TRADUCCIÓN:Buenos-Aires Calisto Oyuela



SIN BESOS

Tornará en breve: su cabeza oscura
Reclinará en mi seno,
Y exigirá saber si de amargura
Se vio estas horas, sin sus besos, lleno.

Yo le diré: el dolor, dueño querido,
Callado me devora
Lejos de ti; lo sabes, no he vivido:
Haz, pues, que entre tus brazos viva ahora.

TRADUCCIÓN:Buenos-Aires Calisto Oyuela



ESTANCIA CERRADA

Sedúceme el dolor. En ver me afano
Su muda estancia, en soledad austera
Des que cerrada por nosotros fuera
Entre besos, plegarias, llanto vano.

No corrió el tiempo aquí: la tenue mano
Que aquesta aguja en la labor prendiera,
Que abrió aquel libro, y colocó ligera
Así al brasero ese sillón cercano,

Que alzar deba, parece, á cada instante
Las cortinas que esconden esa puerta,
Por la que asome un pálido semblante.

Y un punto, sin que el dulce engaño advierta,
Miro, espero en silencio, tremulante,
Mas gritando huyo luego: Es muerta, es muerta!

TRADUCCIÓN:Buenos-Aires Calisto Oyuela 


[ANTOLOGÍA DE POETAS LÍRICOS ITALIANOS
TRADUCIDOS EN VERSO CASTELLANO (1.200—1.889)
OERA RECOGIDA, ORDENADA, ANOTADA Y EN PARTE TRADUCIDA
POR Juan Luis Estelrich

PRIMERA EDICIÓN a expensas de la EXMA. DIPUTACIÓN PROVINCIAL DE LAS BALEARES

PALMA DE MALLORCA ESCUELA-TIPOGRÁFICA PROVINCIAL año 1889]





Senza Baci
Evelina Cattermole
Musiche di Francesco Paolo Frontini
1905

Fra poco tornerà: la bruna testa
Mi poserà su ‘ l core,
E chiederà, fissandomi, se mesta
Priva de’baci suoi vissi quest’ore.

Io gli risponderò: Fanciullo, è muto
Il mio dolore istesso:
Lontan da te; lo sai, non ho vissuto:
Ne le tue braccia fà ch’io viva adesso.






Evelina Cattermole - Versi (1883)  I miei versi

ON NE BADINE PAS AVEC L'AMOUR

PEGGIO che al vento, se n’andran dispersi
Là giù tra ’l fango de l’ oscura via,
Risa, baci, sospir fatti armonia,
Fatti profumo in questi fogli tersi.

Qualche somaro che il sentier traversi
Li calcherà ragliando un’ omelia;
E Tizio ghignerà: La poesia
Sta ne’ fogli di banca e non ne’ versi.

La casta dama che fin dietro i letti
Bianchi de’ bimbi i frolli amanti cela,
Scandalizzar faranno i miei sonetti.

Io sempre, ricca d’alti sensi il core,
Avrò ne ’l canto che il pensier rivela
Culto la verità, nume l’amore.


Sulla porta

IL litigio era grave. Egli l’avea
Con aspri accenti e con sospetti offesa;
E fissava lo sguardo in su la rea,
Quasi ne avesse la discolpa attesa.

La testina gentil di greca dea
Scrollava ella, sdegnando esser compresa ;
E co’l picciolo piè lieve battea
Una levriera su’l tappeto stesa.

Ei si mosse a lasciarla; ed ella assorta
Tutta in un suo pensier, seguialo altera,
Fredda, senza un addio, come una morta.

Ma dubitosi, in atto di preghiera,
Si guardaron negli occhi in su la porta,
E disser sottovoce : A questa sera.




Angelo della famiglia

E’ GIORNATA di visite: ella ha corso
Più di quattr’ore per salotti e sale,
Spigliata, allegra; e tra un sorriso e un sorso
Di thè, de’l mondo intero ha detto male.

Caro soggetto d’ogni suo discorso
Un’ onta, un tradimento coniugale,
Un lucro infame: ogni parola un morso,
Ogni si dice un perfido pugnale.

Or dietro lei calunnie, ira, disprezzo,
E chi lo sa? forse un delitto; ed ella
Torna serena a la famiglia in mezzo;

Canticchiando si spoglia; indi, la sera,
Di pie congreghe, di virtù favella,
Mentre insegna a’suoi bimbi una preghiera.



Scienza di donna

MALIGNA non son mai, nè son pedante:
Ma osservo e rido. E’ quest’ amica mia,
Nuova patrizia, ricca ed elegante,
Il più mondano fior di leggiadria.

Sia che le snelle forme una pesante
Stoffa in broccato ne modelli, o sia
Che le drappi di pieghe un fluttuante
Pizzo, fino lavor d’ Andalusia,

L’arte è mai sempre a lei d’ intorno, l’arte
Che con la verga magica la tocca
Per man de le modiste e de le sarte.

Le sue rivali tanta gloria offusca :
Pur che non apra quella rosea bocca !
Basta un suo detto ad insultar la Crusca.




Mascherina

A l’ultimo veglione aveva un abito
Di raso nero, stretto,
Con un immenso strascico,
Il guanto insino a’l gomito:
E da lì, tutto nudo, un braccio splendido
Da far degna collana a Maometto.

Su’l sen, scoperto in quadro a mo’di vergine,
Fina, femminil’ esca,
Non i gioielli soliti,
Ma de’fiori e de i pampani,
Che in mezzo a le sue carni armonizzavano
Come in un canestrin di frutta fresca.

Sovra il picciolo capo un visibilio
Di ciocche indipendenti,
Impregnate d’ effluvi;
Due occhi che brillavano
A traverso a ’l velluto de la maschera,
Come ne’l tenebror due fari ardenti.

Fra i labbri aperti dei dentini candidi
Pari a chicchi di riso....
Io pensavo, studiandola
Come tipo di femmina,
Quanto sangue, quant’ oro e quante lacrime
Assorbito avrà mai con quel sorriso.




Viaggiando

IN treno: ad una piccola stazione
Sotto l’ Alpi, un momento di fermata.
Io, da un triste viaggio affaticata,
Guardavo una fanciulla ad un balcone.

Giù, in quel cangiante accozzo di persone,
Gettò una lunga e pensierosa occhiata,
Mentre ne la mantiglia inviluppata,
Da’l vento si schermìa de’l suo burrone.

Che l’ attraeva ? Il desiderio intenso
Di mutar cielo, d’ affrontar l’ ignoto ?
Provava ella per noi d’ invidia un senso ?

O un senso di pietà per chi si parte
Da un fido asilo, a ricercar ne’l vuoto
Mondane ebbrezze o qualche sogno d’arte?





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