jueves, 18 de febrero de 2016

LUIGI DI RUSCIO [18.129] Poeta de Italia


Luigi Di Ruscio

Luigi Di Ruscio (Fermo, 27 de de enero de 1930 - Oslo, 23 de de febrero de 2011 ) fue un poeta y escritor italiano.

Autodidacta. En 1953 un jurado presidido por Salvatore Quasimodo le asigna el Premio Unità. En 1957 se trasladó a Noruega, donde trabajó durante cuarenta años en una fábrica metalúrgica, y se casó con un ciudadano noruego, con la que tuvo cuatro hijos.

Además de la producción de libros, colaboró ​​con obras en prosa poética e intervenciones en varias revistas y periódicos (entre otros: "Momenti", " Il Contemporaneo ", "Realismo lirico", " Ombre rosse ", " Alfabeta ", " il manifesto ", " Azimuth ").

OBRA:

Non possiamo abituarci a morire, prefazione di Franco Fortini, Schwarz, Milano 1953
Le streghe s'arrotano le dentiere, prefazione di Salvatore Quasimodo, Marotta, Napoli 1966
Apprendistati, Bagaloni, Ancona 1978
Istruzioni per l'uso della repressione, presentazione di Giancarlo Majorino, Savelli, Roma 1980
Epigramma, Valore d'uso, Roma 1982
Enunciati, presentazione di Eugenio De Signoribus , Stampa dell'arancio, Grottammare 1996
Palmiro, presentazione di Antonio Porta , Lavoro Editoriale, Ancona 1986; poi Baldini&Castoldi, Milano 1996
Firmum, Pequod, Ancona 1999
L'ultima raccolta, prefazione di Francesco Leonetti , Manni, Lecce 2002
Le mitologie di Mary, LietoColle, Foloppio 2004
Poesie Operaie, prefazione di Angelo Ferracuti e Massimo Raffaeli , EDIESSE, Roma 2007
L'Allucinazione, Cattedrale, Ancona 2007
L'Iddio ridente, prefazione di Stefano Verdino , editrice Zona, Arezzo 2008
Cristi Polverizzati, prefazione di Andrea Cortellessa e Angelo Ferracuti, Le Lettere, Roma 2009
La neve nera di Oslo, prefazione di Angelo Ferracuti, Ediesse, Roma 2010
Palmiro, a cura di Massimo Raffaeli, Ediesse, Roma, 2011
Romanzi, a cura di Andrea Cortellessa e Angelo Ferracuti, Feltrinelli, Milano 2014

Antologie comprendenti opere di Luigi di Ruscio: 

Poesia e Realtà, a cura di Giancarlo Majorino, Savelli, Roma 1977; poi Marco Tropea Editore, Milano 2000
Poesia degli anni settanta , a cura di Antonio Porta , Feltrinelli, Milano 1979-1980
Centanni di letteratura , a cura di Giancarlo Majorino, Liviana, Padova 1984.





Tiene una cantidad de años que no se cuentan
porque en la obra no se pueden superar los sesenta
y debe de haber falsificado los papeles
ha hecho la primera guerra mundial de ardito *
también la guerra de Etiopía contó con su voluntaria presencia
tendrá una pensión miserable porque en la guerra no hay seguro social
encontrar algún proyectil sabio que rompa algún hueso secundario
no es fortuna que le toque a todos
normalmente en la guerra rompen todo
y la fortuna se pierde pronto al nacer

*

En todas partes el último para esta raza horrible de primeros
último en su tierra a mil liras por día
último en esta nueva tierra por su acento italiano
último en odiar y el odio de este hombre marca todo
desclavado y crucificado cada hora
condenado por un mundo de condenados

Firmum (1953-1999), Edizioni Pequod, 1999. Vía Antonio Bux
Versiones de Jorge Aulicino
* Soldado del cuerpo de asalto italiano durante la Primera Guerra Mundial. El significado literal es "valiente" [N. del T.]


Ha un numero di anni che non si contano
perché per il cantiere non si può superare i sessanta anni
e deve aver falsificato le carte
ha fatto la prima guerra mondiale d’ardito
anche la guerra d’Etiopia ebbe la sua presenza volontaria
avrà pensione miserabile perché in guerra non si mettono marchette
trovare qualche proiettile savio che spacchi qualche osso secondario
non è una fortuna che capita a tutti
normalmente in guerra spaccano tutto
e la fortuna si perde subito nascendo


*


Ovunque l’ultimo per questa razza orribile di primi
ultimo nella sua terra a mille lire a giornata
ultimo in questa nuova terra per la sua voce italiana
ultimo ad odiare e l’odio di quest’uomo marca tutto
schiodato e crocifisso ogni ora
dannato per un mondo di dannati





Cuando era chico tenía miedo
de no encontrar el camino para volver a casa
cuando estaba en casa tenía miedo de no poder salir más
había un tonelero que golpeaba las duelas y retumbaban sus golpes
en la oscuridad subíamos los escalones que debían estar todos contados
en la tenebrosidad del aire y del agua
recogía todo lo que estaba tirado
como si caminase sobre un cielo lleno de milagros


*


Caminar en el más profundo verano
con un traje oscuro completamente abotonado
entrar en las frescas aireadas sombras
en el extremo rigor del abotonamiento
todo el legítimo rigor pendiente de un hilo en un abismo
el más inocuo de los abotonamientos es la catástrofe


Firmum (1953-1999), Edizioni Pequod, 1999. Vía Antonio Bux
Versiones de Jorge Aulicino



Quando ero piccolo avevo paura
di non ritrovare la strada per ritornare a casa
quando ero a casa avevo paura di non riuscire più ad uscir fuori
c’era un bottaro che batteva le doghe e rimbombavano i colpi
nell’oscurità salivamo i gradini che dovevano essere tutti contati
nella tenebrosità dell’aria e dell’acqua
raccoglievo tutto quello che stava per terra
come se camminassi su un cielo pieno di miracoli.


*


Camminare nella più profonda estate
con un vestito scuro completamente abbottonato
entrare nelle fresche ariose ombre
con l’estremo rigore dell’abbottonamento
tutto il lecito ristretto su un filo sospeso sopra un baratro
il più innocuo degli abbottonamenti è la catastrofe 






Luigi Di Ruscio è nato a Fermo (AP) il 27 gennaio 1930, emigrato in Norvegia nel 1957 dove ha lavorato per anni quaranta in una fabbrica metallurgica, sposato con Mary Sandberg con cui ha avuto figli quattro.
È morto ad Oslo il 23 febbraio 2011.




QUANDO HO SCOPERTO MIO PADRE

Quando ho scoperto mio padre che guardava le formiche
il sole spaccava le pietre e intontiva i muratori senza cappello di carta
una buca scura intorno granelli di terra impastata
e il brulichio delle formiche con troppo grandi semi trascinati
e mio padre con schifo ha strisciato il piede sul nido
così ho imparato a guardare le formiche e ad avere questo schifo
e l’umano in mio padre è in questo astratto schifo
questo assalto dei sensi della nullità che mio padre affoga
con la partita a stoppa e ogni vittoria e ogni perduta salutarla con vino
e la sbornia gli porta una sorta di furore disperato
e scaraventa piatti e bicchieri contro il muro
e si condanna in questo furore o nel tacere
e nella fatica che è una battaglia perduta senza senso e senza scopo
mio padre ha scoperto nella formica la propria immagine e la distrugge
il vino la fatica il fumo gli scassano il petto con una tosse paurosa
che è stata presente in tutti i miei sogni della mia infanzia
il vizio di guardare la formica ha perduto mio padre
ed io ora vivo in questo formicaio con la stessa rabbia di mio padre
che distrugge preso da schifo la laboriosa formica.




***


poesie scritte sugli avvenimenti più illustri
con mezzi della verbalizzazione più adatti al caos quotidiano
testimoniare gli spaventi che si scaraventano sopra di noi
per non perdere il posto ammazza la figlia
scaraventare sulle pagine bianche l’orrore
gli angeli avevano smorfie maligne
riescono a fare il bene solo se sicuri di fare il male
il più disgraziato dei ragazzi divenne preziosissimo
per i reni il fegato il cuore trapiantabile i polmoni i loro occhi
nessuno è fuori del disegno divino squarta la moglie a pezzettini
che vengono tutti imbucati e timbrati l’affrancatura fu costatata regolare
nessun segno di tassazione sui frammenti dell’orrore



***


poeta ingordo nel mangiare le cose e anche crude
anche le malsane erano appena masticate e subito ingoiate
scrittura interrotta solo da atroci mali di denti
tra breve inizieranno le lagrimazioni primaverili
anche nel quartier generale delle formiche si prevedono vicari sacrifìcati
versi che hanno impresso l’urlo del drago
presentimenti abissali l’uva trafugata bambola terroristica
illuminato da spaventi indicibili e insonstenibili
eppure dovevo affrontarla l’irrisione dei cretinetti
un vuoto spaventoso doveva caratterizzarsi
testimoniare gli spaventi sociali che si scaraventano sopra di noi
scaraventare sulle pagine bianche l’ orrore
non c’è nome che non venga nominato
non c’era nome che non venisse minato oppure animato
non c’erano nomi che non fossero contaminati o calamitati
dare nomi battezzare le cose compiere i riti propiziatori
perché tutto deve essere chiamato ed evocato all’estremo



***


per un inverno intero una vespa
fu il nostro unico animale domestico
per nutrirla bastò
una goccia di acqua e zucchero alla settimana
con la primavera sparì per sempre
per abbeverarsi in uno zuccherificio infinito
ed oggi per passare dalla zona d’ombra
alla luce è bastato un passo solo




***


con la fine degli umani i grattacieli
si copriranno improvvisamente di licheni spumosi
gli asfalti inizieranno fioriture
che richiameranno gli insetti più luminosi
nessun gatto
rischierà di venire castrato
e nell’universo rimarrà lo spendente ricordo
di essersi visto con l’occhio umano



***



essendo il tutto scaturito
dal ventre d’Iddio
alla fine dei tempi
il tutto ritornerà nel suo ventre
niente andrà perduto
tutto sarà gioiosamente salvato




***



le ore sei sono l’inizio della nostra giornata
noi siamo l’inizio di tutti i giorni
inizia il giro delle ore sulla trafilatrice
che mi aspetta con la bocca spalancata
inizia la mia danza il mio spettacolo
in certe ore entra nel reparto una chiazza di sole
e lo sporco nostro è schiarito come nelle immagini dei santi
rubo il tempo per una fumata che raspa nella gola
spio i minuti sul quadrante dal grande occhio
e tutto ad un tratto ci scuote l’urlo della sirena
ci attende il riposo per la sveglia di domani
la suoneria che entra dentro i sogni esplodendoli
ed ecco un nuovo giorno della mia esistenza
con l’allegria fuori della mia ragione



***



la speranza andava mostrata subito
inutile tenerla nascosta per paura che venisse derubata
sostenerla con versi blasfemi o sferici
e alla fine delle composizioni
come sbattendo il coperchio
di una cassa da morto
per chiudere tutto


Per Caterina

dovrai resistere all’acqua al fuoco alle tenebre
dovrai rimanere umana nonostante la capillare brutalizzazione
toccare tutti gli elementi della morte sino alla morte
vivere tutto quello che mai è stato vissuto e mai più sarà vissuto
non credere neppure una parola di tutte quelle che ti diranno
noi che viviamo anche per rappresentare tutti quelli che sono morti
e tutti quelli che verranno e sino a quando rimarrà la resistenza di uno solo
la sconfitta non è ancora avvenuta
non la rosa sepolta ma i comunisti massacrati e sepolti
tutto deve essere ingoiato anche quello che profondamente disprezzo
la violenza e la tortura stabilizza il mondo come la forza di gravità
tiene insieme il sistema solare e tutte ste famiglie
tenute in piedi dalla violenza del capofamiglia
e tutti gli organismi statali e parastatali e tutti i sovrapposti e sottoposti
e la violenza legittima sarebbe quella che violenta l’anima mia
bisogna sapere assolutamente in che mondo viviamo
se vedo i miraggi questo non significa che la salvezza non esiste
un tempo mi sembrava a portata di mano da poterla ghermire per sempre



***


il sottoscritto è fortunato
il passaggio tra la coscienza e il niente sarà brevissimo
non è destinata a noi una lunga e spettacolare agonia
non sarà per noi l’insulto di essere a lungo vivi senza coscienza
i clinici più rinomati non appresteranno a noi lunghe strazianti agonie
la nostra miseria ci salva
dall’insulto di essere vivi senza più lo spirito nostro
ritorneremo tranquillamente nel niente da dove siamo venuti
è già tanto che il miracolo della mia esistenza ci sia stato
riuscendo perfino a testimoniarvi tutti





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