miércoles, 13 de julio de 2016

MARÍA BARBARA TOLUSSO [18.920]


María Barbara Tolusso 

María Barbara Tolusso nació en 1967, en Pordenone, Italia, se graduó en Literatura Moderna. Vive entre Trieste y Milán. Ha publicado los poemarios L’inverso ritrovato (Lietocolle, 2003), Il freddo e il crudele (Stampa, 2012) y la novela L’Imbalsamatrice (Gaffi, 2010). Es redactora del Nuovo Quadernario di Poesia dirigido por Maurizio Cucchi. Ha publicado en revistas como Nuovi Argomenti o Almanacco dello Specchio (Mondadori). Colabora con el blog de poesía del Corriere della sera y administra el blog Cover. Cose di letteratura para el diario Il Piccolo. Ha recibido el premio Pasolini (2004) y el Premio Fogazzaro (2012).


EL CUERPO ELEMENTAL

Es cada vez más difícil en estos tiempos ofrecer una definición exacta a la idea de cuerpo, entendido éste en su sentido material. El cuerpo de nuestra época nos devuelve una materialidad virtual, metafísica, mas no por ello menos real. La seducción que sobre mí ejerce la idea de “cuerpo” conlleva también su instinto, su animalidad, la ausencia de cualquier añadidura en la comunicación: si el dolor es dolor, el gozo es el gozo. Argumento éste aun más fascinante en una era como ésta de total mediación y de un paulatino desvanecimiento de la corporeidad. Sin embargo, es el cuerpo (el mismo que hoy en día intentamos que sea cada vez más duradero) el que nos lleva constantemente a un sentido de final, del que surge la neurosis de una materialidad casi inorgánica, perfecta.
            
Con otras miradas intento poner en primer plano cuerpos desangelados, presas de su propia miseria, desnudos de cualquier otro valor que no sea el de la materia, cuerpos equiparables a organismos-huéspedes. Ni siquiera en mis imágenes más sórdidas el abuso de la carne pretende asumir una valencia moral o una función sentimental o consolatoria. El cuerpo se convierte en un magnífico instrumento rabdomante para “sentir” la ausencia, la brevedad, los lugares comunes, la finitud, el azar… y por lo tanto estimular en un modo más completo y responsable el sentido de nuestra participación.



El mundo se sucedía sin guerras.
Quiero decir que yo era
mi padre.

Gregorio Scalise



Ha elegido con atención los huesos y las manos,
ha sido un hombre escrupuloso.
Es por lo tanto él mismo, su criatura,
nacida como todos, hijo
de un ser real, un dependiente
de los dioses, uno que lo llevaría
a conocer la propia
inconsistencia. Dicen que del padre
ha sacado los pies, el cerebro
y la manera de cerrar las pestañas
contra el viento, respirable
por ahora. Así nació también él.
Ha venido al mundo y se distrae
con la trampa de los nombres, no se ha doblegado
no consigue decir nada más ése
es mi padre ha dicho solamente.


***


Las actividades físicas conllevan una sensación horrible. El cuerpo entrenado
es el predominante,  y responde a cada estímulo. Queda sólo la impresión de quedarse ahí,
con un palmo de narices, mientras tu cuerpo te traiciona.



***


El ADN no sabe nada y de nada se ocupa; simplemente es.
Richard Dawkins


Desnudo de todo bien, nada hay más concreto
que el cuerpo. Ése era el pacto: destruir
la razón, enloquecer de alegría, absolver
la medida de lo conocido. No tiene un sentir oblicuo
el cuerpo, sino tejidos, músculos, huesos, la consistencia
elemental de los finales donde no podrás redimirte del sueño.

No tiene sueños el cuerpo
si lográis entender lo que os digo.



***


Es la crisis del rostro la que te somete cuando recuerdas a un muerto. Las mejillas, los
dientes, el perímetro de los músculos frontales. La cara se disuelve en el sueño, el
cadáver trágico, cual trágica es la luna.
Tenme fijos los ojos sobre el blanco deshecho del sexo,
a la cara del destino, y abiertamente.

El resto decía así:
que él se fue dulcemente
por el azul ordinario de los cuartos.



***


Y por lo demás, y por una buena cantidad de razones
ningún periodo del pasado nos es tan
desconocido como las dos o tres décadas
que separan nuestros veinte años
de los de nuestro padre. Por ello
puede ser útil recordar que en los malos
tiempos nacen costumbres horribles y
pésimos poemas siguiendo los mismos principios
de los tiempos buenos; y que todo joven
varón se esfuerza en destruir los buenos
resultados de una época con la convicción
de mejorarlos. Sin embargo, siempre  adoraron
el sol, la salud y el culto a los héroes
nunca fue denominado “subhombre”.
Pero esta vez, digámoslo,
las cosas se ponen mejor imposible,
hay un espíritu de reforma y de conciencia
feliz. Los tiempos no son ya
los del padre, un brote,
una aurora, una pequeña resurrección.
No se escuchan perros aullar, ni se ven
empalizadas en las calles. Más allá del seto
una forma cansada remonta, brilla sola.



***


Il mondo procedeva senza guerre.
Voglio dire che io ero
mio padre.
Gregorio Scalise

Ha scelto con cura le ossa e le mani,
è stato un uomo scrupoloso.
Dunque è proprio lui, la sua
creatura, nata come tutti, figlio
di un essere reale, un commesso
degli dei, qualcuno che l’avrebbe
portato a conoscere la propria
inconsistenza. Dicono che del padre
ha preso i piedi, il cervello
e quel modo di battere le ciglia
contro l’aria, respirabile
per ora. Nato, così, anche lui.
Venuto al mondo si distrae
con la trappola dei nomi, non arreso,
non riesce a dire altro «quello
è mio padre», ha detto soltanto.



***


Le attività fisiche includono una sensazione orribile. Il corpo allenato ha il predominio,
risponde ad ogni stimolo. Rimane solo l’impressione di rimanere lì, con un palmo di
nao, mentre il tuo corpo ti tradisce.



***



Il DNA non sa nulla e non si cura di nulla. Il DNA, semplicemente, è.
Richard Dawkins


Spoglio com’è d’ogni bene, nulla è più concreto
del corpo. Ed era quello l’accordo: spezzare
la ragione, andare pazzi per la gioia, assolvere
la misura del noto. Non ha un sentire obliquo
il corpo ma tessuti, muscoli, ossa, la consistenza
elementare della fine dove non potrai riscattarti dal sonno.

Non ha sogni, il corpo –
se capite ciò che voglio dire.



***


È la crisi del volto che ti sconfigge quando ricordi un morto. Le guance, i denti, il
perimetro dei muscoli frontali. La faccia si dissolve in sogno, un cadavere tragico com’è
tragica la luna.
Tienimi fermi gli occhi sul bianco sciolto del sesso,
in faccia al destino, e apertamente.

Il resto diceva così:
che lui se ne andò dolcemente
nell’azzurro dozzinale delle stanze.



***



Del resto, e per una quantità di ragioni
nessun periodo del passato ci è tanto
ignoto quanto i due o tre decenni
che dividono i nostri vent’anni
da quelli di nostro padre. Perciò
può essere utile ricordare che nei tempi
cattivi si fanno orribili abiti e pessime
poesie seguendo gli stessi principi
dei tempi buoni; e che ogni giovane
uomo si impegna a distruggere i buoni
risultati di un’epoca nella convinzione
di migliorarli. Sempre, invece, hanno
adorato il sole, la salute e il culto
degli eroi non è mai stato chiamato
«sottouomo». Ma stavolta, diciamolo,
le cose si mettono al meglio,
c’è uno spirito di riforma e di felice
coscienza. I tempi non sono più
quelli del babbo, uno sboccio,
un’aurora, una piccola resurrezione.
Non si sentono cani ululare, né si vedono
palizzate sulle strade. Oltre la siepe
un’orma stanca risale, brilla sola.


Notas y Traducción de Juan Carlos Reche
http://latribudefrida.com/poesia/poetas-italianas-actuales-3-mary-barbara-tolusso/




Quando ti dicevo: piano piano... infilarli 
sempre dalle dita, poi il pollice, il medio... poi 
sistemare il polso, la prima volta infilzarli 
lentamente. 
Non sono i guanti ma è il gesto che decide. 
Che fai cadere gli angoli 
dell'aria per durata e distinzione, 
che ti porti alla bocca le dita 
per poi lasciarle andare

dimmi, amore, c'é qualcosa de apicale.


***


la foglia accartocciata faceva pensare 
al mal bianco. bisognerebbe 
eliminare le parti infette, restituire 
la forma al passaggio 
dei germogli. lasciare 
che l'aria li renda bianchissimi.


***

dovrei piangere qui, quando accendo l'idromassaggio, 
sull'ossigeno soffocato dai liquidi. 
ma vedi, non immagino i morti, solo la sostanza, 
la secrezione interna, 
gli elementi del sangue, con imbarazzo, 
i piedi stretti nella fascia bianca, vestito di tutto punto.
" Ma io non c'entro, 
io non ho fatto niente...l'infarto... lo sa bene "

è troppo tardi per ricominciare, 
o forse, tra qualche anno, sarò 
una donna arrivata.

***

Cammino con impurità minime, 
ferro ed altri elementi. Si effondeva 
una luce di parole in grado 
di resistere, 
ma la porta era già chiusa allo spettro 
delle stelle. Abbiamo aspettato. 
Non sono tornati.

***

Sarà solo una questione di numeri 
scissi in elementi più semplici, 
meno nobili. Separare il corpo 
conduttore, trattenere solo il plasma, 
declinarlo al vocativo 
naturale, chimicamente 
ridursi all'essenziale.

***

Ma quell'inverno di vestaglie piatte 
chi se lo scorda? 
E la giacca azzurro mare 
mica l'avevi data a tuo fratello. 
Erano minuzie, la qualità 
rugosa delle cose a catturarti, 
a dire che una volta, in aeroplano, 
mi ero vomitata addosso un po' di carne. 
Per non confondere le cose 
tornavo sempre, ogni fine settimana, 
con quella strana voce sulle mani, 
tornavo per il metro a nastro del vestitino 
di Natale, per la lucciola morta nel barattolo 
che avevo scelto come ospite.

***

Fuori è la calura del giorno, 
soprattutto a Ponte rosso, 
dove la cavalleria non esce 
da un'armatura di Milano, 
ageminata, lucidissima sotto la visiera. 
Una slovena invade una colonna 
a spirale, ha occhi di bistro e una breccia 
sfatta sulla gonna. Un grand'uomo 
va in pezzi, deve venire da molto in alto 
come un libro che si tenga a galla.

***

Meglio liberarsi con grazia, credimi, 
nella felicità casuale degli atomi. 
Se ci fosse uno spazio per vincere gli oggetti, 
la maglietta che ti piaceva tanto, la credenza 
tutta rotta. Ma che strane 
dentature ha il tempo nella bocca 
mezza scema.Vedessi quello che riusciamo 
a cancellare in queste 

ore che sembrano tenere, buone.






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